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Il comune di Catenanuova appartiene a: Regione Sicilia - Provincia di Enna

Storia

Catenanuova venne fondata per volontà della baronessa del feudo Mellijs in ventre Anna Maria Statella, madre di Andrea Giuseppe Riggio-Statella, principe di AciCatena.
Il 21 luglio 1713, pochi mesi dopo la morte dello sposo Antonino Riggio-Saladino, la baronessa, gravemente ammalata, dettava le sue ultime volontà al notaio palermitano Domenico Sarcì.
In quel testamento ella esprimeva il desiderio che nel suo feudo di Melinventre si fabbricasse la Terra e vi fosse fondato l'Arcipretato, per tale finalità avrebbe partecipato ai costi derivanti dalla fondazione destinando una cospicua somma per il mantenimento del culto e per la cura delle anime della nuova Terra.
Certamente il feudo di Melinventre non era per lei una proprietà come un'altra tra quelle facenti parte del vasto tenimento del Principe della Catena suo sposo. A quel luogo erano legati i ricordi d'infanzia di Anna Maria, gli affetti familiari più cari, i sentimenti più intimi; in un certo senso il feudo Melinventre rappresentava la sua stessa famiglia; quella famiglia che era stata decimata sotto le macerie del proprio palazzo di Catania, crollato nello spazio di un miserere a causa del terribile terremoto del 1693.
Ricostruire quel nucleo, vivificare quel luogo popolandolo con l'edificazione di una Terra, di un vero e proprio paese palpitante di vita, significava per la baronessa far rivivere i ricordi dell'infanzia felice. Ogni pietra eretta per edificare, in quel luogo, una nuova casa, un fondaco, la chiesa, il palazzo baronale, era come se fosse stata tolta dal cumulo di macerie che aveva sepolto, insieme ai suoi familiari, il ricordo dei momenti più belli della sua giovinezza.
Tutto quello che il feudo Melinventre significava, l'immenso valore affettivo che rappresentava per lei, certamente la principessa seppe comunicarlo pienamente al piccolo Andrea Giuseppe, primogenito ed erede universale della famiglia Riggio-Saladino e Statella-Paternò, ed era lui che consegnava il proprio grande desiderio che in qual futuro tempo nel suo fegho di Melinventre si frabicasse la Terra.

Il 4 gennaio 1717, a soli 38 anni, la baronessa di Melinventre, spirava lasciando orfani i figli Andrea Giuseppe di 15 anni, Agatino Maria di 7 anni e Antonina Maria di appena 4 anni.
Presa l'investitura del feudo l'8 marzo 1722, all'età di venti anni, e già di fatto principe della Catena, Andrea Giuseppe Riggio-Statella, facendo memoria della disposizione testamentaria della madre, spinto dal desiderio di accrescersi in prestigio ed autorità, ma soprattutto cogliendo quella che era una esigenza propria del territorio, si accingeva a popolare Melinventre, con ottime possibilità di successo, considerata la posizione baricentrica del feudo in quel contesto territoriale, teatro dei suoi interessi economici.

Il 24 gennaio 1731 il Viceré Conte de Palma, tenendo conto dei servigi prestati al re dal principe Andrea Giuseppe Riggio-Statella, in esecuzione del cesareo diploma emanato il 11 settembre 1726 concedeva la facoltà di edificare Catenanuova.
Adempiendo la volontà della madre, il principe Andrea Giuseppe Riggio-Statella, popolò Melinventre edificando nel suo centro un nuovo paese, che egli stesso volle chiamare Terra della Nuova Catena, con evidente riferimento ad Aci Catena di cui era il principe.
La presenza del toponimo Catena Nova in un documento notarile del 09 febbraio 1733, riguardante una compravendita di terreno, attesta l'esistenza del paese in quella data.
Il 6 luglio 1733 in Terra Novae Catenae, il principe della Catena, con l'assistenza per transitum del notaio centuripino Saverio Caruso, non solo ratificava, approvava, e confermava, ma anche aumentava generosamente la dote assegnata dalla madre, con legato espresso nel testamento, all'unica locale chiesa, intitolata a san Giuseppe.
L'assegnazione di una rendita per il sostentamento del clero, permettendo la costante presenza di vari cappellani, assicurava la cura spirituale delle anime della giovane comunità e costituiva l'atto finale che concludeva la realizzazione del progetto di fondazione.
Nel cuore di un piccolo feudo, collocato in posizione strategica all'interno di un vasto territorio adibito a pascolo e alla coltivazione cerealicola, una giovane cittadina di circa 500 anime, provenienti in gran parte da Centuripe, iniziava così il camino della sua storia, ponendosi come nuova situazione di sviluppo del territorio.
Andrea Giuseppe Riggio-Statella, principe della Catena e barone di Melinventre, aveva rispettato in tutto e per tutto le ultime volontà di Anna Maria Statella, sua madre: il feudo degli Statella era rifiorito, le tristi macerie di quel terribile terremoto del 9 ed 11 gennaio 1693, erano un ricordo ormai sbiadito.

Catenanuova nasceva così come un paese dotato di una propria vita amministrativa, autonoma rispetto alle universitas vicine e, contrariamente a quanto tramandato da una errata tradizione orale, esso non fu mai casale, ma Comune di nuova fondazione soggetto unicamente al suo feudatario, che lo dotò degli apparati amministrativi necessari alla sua autonomia.
Ed altrettanto errato ed ingiustificato è l'uso del termine dialettale di casaluoti per chiamare i suoi abitanti, che agli inizi della fondazione erano indicati, invece, come catenoti, cioè nell'identico modo degli abitanti di Aci Catena.

(Liberamente tratto dal libro-Ricerche su Catenanuova: popolazione, usi, tradizioni ed economia dalle origini al XX secolo di Mariano Saccullo, NovaGraf: Assoro - 2001.)


PREFAZIONE al libro Ricerche su Catenanuova: popolazione, usi, tradizioni ed economia dalle origini al XX secolo di Mariano Saccullo, NovaGraf - 2001.

Da feudo di Melinventre a terra della Nuova Catena a comune di Catenanuova. Questo l'itinerario che ci propone Mariano Saccullo(1) in queste Ricerche, svolte nella prima parte secondo i moduli classici della storiografia locale, e che nella seconda approfondiscono con accuratezza il tema della popolazione e delle vicende demografiche del paese.
I centri di nuova fondazione hanno da tempo attirato l'attenzione degli storici ed animato, in tempi ormai lontani, una stagione storiografica feconda di indagini e di riflessioni. Al centro di quella concentrazione di attenzione vi era il momento iniziale e più dirompente, primo seicentesco, della spinta alla colonizzazione. Sosteneva l'attenzione al fenomeno da un lato la discussione sulla rifeudalizzazione, rianimata dal dibattito intorno al libro di Witold Kula sull'economia signorile in Polonia e dall'altro il tentativo di delineare le caratteristiche specifiche di una congiuntura sfociata nelle rivolte di Palermo e Napoli di metà XVII secolo e destinata a segnare le vicende del Meridione d'Italia. Vi contribuivano storici ma anche urbanisti e studiosi del paesaggio in uno dei rari momenti di incrocio interdisciplinare cui ha partecipato la storiografia siciliana - da Maurice Ajmard a Tim Davies a Liliale Dufour - di diversa formazione e spessore ma capaci tutti di offrire stimoli e suggestioni importanti ad una discussione vivace, cui ebbi modo di contribuire.
eno attenzione hanno avuto sinora le fondazioni settecentesche, su cui Marcello Verga ha messo l'accento. Tra queste è un caso importante Catenanuova, ed ora, grazie a Saccullo, possediamo di questa vicenda una massa di informazioni inedite, su cui conviene soffermarsi [.] Più tardi [.] il ramo principale dei Riggio - come documenta il libro di Francesca Gallo - seguì la corte Angioina, ma altri dei Riggio rimasero fedeli alla corona Cesarea, ottenendo il premesso nel 1726 di edificare il nuovo paese di Catenanuova.
E' interessante il riproporsi, anche in questa esperienza, degli effetti destabilizzanti già analizzati a proposito delle fondazioni seicentesche. L'edificazione di un nuovo centro abitato stravolge infatti gli assetti economici, fiscali ed anche viari ( come documenta Saccullo ) del territorio, provocando ondate di controversie giurisdizionali animate da lunghe liti giudiziarie. Catenanuova non fa eccezione ed in questo caso il conflitto riguarderà soprattutto San Filippo d'Argirò [.]
Dall'analisi dei primi abitatori di Catenanuova si vede bene la forte immigrazione da Centuripe. Si tratta di famiglie impiantatesi nel nuovo centro ma anche di matrimoni che conducevano ad uno spostamento di residenza. Arrivavano giovani spose ma soprattutto sposi, attratti dalla possibilità di costruirsi una famiglia nuova, con le opportunità offerte dalla fondazione. Famiglie nucleari, come dappertutto in Sicilia, ma non sempre e non solo famiglie povere. Si stacca anzi con nettezza, dai dati forniti dal rivelo del 1750, un gruppo di nuclei familiari in possesso di circa 100 onze, che all'epoca significavano una posizione di qualche rispetto.
Appassionato raccoglitore di memorie del suo paese Saccullo offre questo contributo di conoscenza ai suoi concittadini condendolo di aneddoti e di digressioni curiose, che spaziano dalla costruzione delle chiese principali alla vicenda della statua di san Prospero a costumi tradizionali ( come le corse) ormai scomparsi. La parte più significativa del lavoro è tuttavia quella demografica, dove vengono messi in evidenza le principali dinamiche della natalità, della nuzialità e della mortalità a Catenanuova non solo per il Settecento ma anche per gran parte del XIX secolo. E' importante la conferma del dato, già in evidenza in molti centri ( come per Militello mostrano le indagini di Lina Scalisi ) di una marcata sovramortalità maschile. Si tratta di un'ulteriore conferma di un trend generalizzato. Come ho avuto modo altrove di argomentare ( vedi il mio recente Ultra pharum. Famiglie cerci e territori nel Meridione moderno, Meridiana Libri 2001 ) a lungo in Sicilia gli uomini sono morti prima delle donne[.]
Queste dimostrazioni demografiche, in apparenza aride, sono importanti perché aiutano a capire non solo le condizioni di vita di coloro che ci hanno preceduto ma anche l'importanza della donna nella vita quotidiana del passato. L'assenza degli uomini per varie notti a settimana per raggiungere i lontani campi di lavoro, informava una sfera affettiva domestica dominata dal rapporto tra i figli e la madre. In altre parole, rispetto a questi uomini assenti e presto destinati a scomparire, i figli maschi costituivano la principale, preziosa risorsa. Si delineano così le basi materiali di quel complesso di nome e di atteggiamenti, e, di attenzioni e di consuetudini che siamo abituati a considerare connaturato alla famiglia tradizionale siciliana.
Francesco Benigno(2)

Note

(1) Appassionato raccoglitore di memorie del suo paese, Mariano Saccullo, si è laureato in Storia e Filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Catania, ha conseguito la specializzazione biennale come Bibliotecario presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari della Facoltà di Lettere dell'Università La Sapienza di Roma. È autore anche della pubblicazione Gli emblemi del Comune di Catenanuova. Dall'antico sigillo al nuovo Gonfalone Comunale - La Moderna - Enna 2003. E' stato ideatore, insieme al fratello Nicola, degli attuali gonfalone e stemma del comune di >Catenanuova. Lavora presso il comune di Catenanuova, Ufficio Sviluppo Economico.

(2) Professore ordinario di Storia moderna all'università di Teramo. Direttore Imes, Istituto meridionale di Storia e Scienze Sociali, e redattore di "Meridiana", la rivista dell'Istituto. E' anche redattore della rivista di storia, che ha contribuito a fondare. Ha fatto parte del comitato di progetto dei manuali universitari di storia dell'editore Donzelli e ha coordinato la serie dei manuali di storia per le scuole dell'obbligo dell'editore Laterza. Sue ultime pubblicazioni: Specchi della rivoluzione. Conflitto e identità politiche nell'Europa moderna, Donzelli, Roma, 1999; per i tipi di Meridiana libri, ha curato, insieme a Claudio Torrisi, il volume Èlites e potere in Sicilia dal medioevo ad oggi; Ultra Pharum. Famiglie, commercio e territori nel Meridione moderno, Meridiana libri, saggi, 2001.